Il progetto

Storie d'infortunio

Il sistema nazionale di sorveglianza sugli infortuni mortali e gravi raccoglie i risultati delle indagini effettuate dai Servizi di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro (SPreSAL) delle ASL.

Il sistema classifica le informazioni riguardanti l’infortunio (dove è accaduto, quando, in quale momento della giornata), l’infortunato (età, genere, cittadinanza, titolo di studio, mansione e anzianità lavorative) e l’evento (descrizione testuale della dinamica infortunistica, fattori di rischio individuati). Proprio la descrizione testuale dell’evento permette il recupero di informazioni sostanziali ed è oggetto di accurato esame che le valorizza mettendole a disposizione per fare prevenzione.

La conoscenza delle dinamiche infortunistiche non è tuttavia ancora sufficiente per comprendere aspetti di contesto, in particolare quelli organizzativi, che sempre più frequentemente ricorrono tra le cause di un evento.

Per tale motivo, in questo progetto si è utilizzato un approccio basato sullo studio di caso, che trasformi le inchieste infortuni in “storie” narrate dagli operatori che hanno svolto l’indagine. Il metodo può consentire la comprensione dei fattori che hanno indotto il realizzarsi o il permanere di una situazione di rischio permettendo la formulazione e la successiva condivisione delle soluzioni preventive.

La prevenzione basata sulla narrazione si è dimostrata efficace nel produrre cambiamenti nell’attività degli operatori perché favorisce processi di identificazione con gli obiettivi della prevenzione, valorizza la formazione, motiva gli interessati alla collaborazione per la progettazione di migliori interventi e consente l’individuazione di nuovi ambiti di ricerca.

La “svolta narrativa” all’interno degli studi scientifici avviene quando la conoscenza narrativa è legittimata come una delle diverse e possibili fonti informative, rimarcando l’importanza dell’integrazione tra la narrazione e l’evidenza tecnico-scientifica come strumento per favorire il rapporto tra le conoscenze evidence-based e le esperienze sul campo.

woman in blue and white polo shirt standing on yellow flower field during daytime
construction worker men holding hammer

Nelle relazioni causa-effetto, l’approccio tecnico-scientifico spesso semplifica eccessivamente l’accettazione o il rifiuto delle relazioni causali. I ricercatori formulano numerose ipotesi su quelli che si qualificano come agenti causali plausibili, identificandoli con l’efficacia di un intervento o il potere causale dei fattori di rischio.

Nell’approccio tecnico-scientifico prevale lo studio sulla catena corta, ad esempio “mancato uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI) (fattore di rischio/causa), – caduta dall’alto”, (effetto), piuttosto che l’attenzione alla catena lunga ovvero “fretta – mancato uso dei DPI – caduta dall’alto” o ancora più lunga “riduzione del personale – carico di lavoro eccessivo – fretta – mancato uso dei DPI – caduta dall’alto”. È attraverso la narrazione che si coglie la catena lunga e quindi ci si avvicina alla verosimiglianza e si supera il riduzionismo dell’attuale metodo tecnico scientifico. In questo senso, il metodo narrativo avvicina al vero nella ricerca, nella pratica, e nella formazione.

Partendo da queste considerazioni e consapevoli del grande patrimonio informativo disponibile presso i Servizi PreSAL, è stato chiesto agli operatori che svolgono l’inchiesta infortunio di riscriverla utilizzando gli elementi della narrazione e aggiungendo quelli costitutivi di una storia (ambientazione, personaggi, sequenza delle azioni, “morale della favola”). Si è dunque organizzato un repertorio di storie di infortunio disponibili ad accesso libero su questo sito. Ogni storia racconta un infortunio e include un paragrafo intitolato “non sarebbe successo se…” in cui l’autore descrive le azioni che si sarebbero dovute intraprendere per far sì che l’infortunio non accadesse. Tali indicazioni sono successivamente migliorate e condivise in un gruppo di pari diventando patrimonio comune di conoscenza.
È per questo che è nata la “Comunità di Pratica”, un luogo dove ogni storia è analizzata e discussa dal gruppo, in cui ognuno impara dall’esperienza degli altri e si mette in gioco condividendo anche i propri dubbi. Si tratta di un nuovo modo di fare prevenzione a partire da una saggezza antica, il racconto e la condivisione delle conoscenze, delle competenze, dei saperi taciti, di tutto ciò che non è regolato da leggi e da manuali ma che nasce dall’esperienza e dal patrimonio informativo di ciascuno.

La condivisione delle soluzioni e dei problemi ha permesso di prendere in considerazione anche i determinanti dell’infortunio legati al contesto e all’organizzazione che di solito sono ignorati perché non collegati direttamente alla violazione di norme.

Ogni storia del repertorio narra una storia individuale ma, riletta nell’ambito di una comunità, diventa parte di un sapere collettivo come patrimonio da condividere per evitare il ripetersi di tanti eventi infausti.

Il progetto nasce nel 2012 ed è tuttora in corso, è realizzato dal Centro di Documentazione per la Promozione della Salute, dal Servizio di Epidemiologia della Regione Piemonte e dai Servizi di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro (SPreSAL) delle ASL del Piemonte e della Lombardia.